Finalmente! Dopo una lunga, misteriosa latitanza, ritornano dal vivo i letali MUTZHI MAMBO! E che giorno scelgono per TORNARE DAL VIVO? Ma il GIORNO DEI MORTI, come potrebbe essere altrimenti! E ci...

Orgogliosissimi di essere stati nominati in questo benemerito programma! Siamo infatti stati citati, col nostro nuovo album IL MALE È DENTRO, in WONDERLAND, un programma televisivo, in onda su Rai 4...

UN ALTRO GIORNO ALMENO, il primo video tratto dall'album "Il Male è Dentro" è su YouTube! È giusto ammazzare in nome di Dio (o come vi piaccia chiamarlo)? Una domanda quanto mai attuale, cari amici...

Vabbé, oggi potremmo pure non scrivere niente che faremmo più bella figura.
Come si fa a parlare degli Dei?
Perché MARLON BRANDO, cari amici dei Mutzhi Mambo, non era un uomo, era un Dio, e di un Dio è meglio parlar poco, non si sa mai…
Come Elvis, come Marylin, Brando era un mito, una leggenda, un essere superiore, a prescindere dal merito di ciò che faceva. 
Aveva un carisma tale che se faceva un film bello, la gente diceva: "Ah, il film bello di Marlon Brando"; se invece il film era brutto, la gente diceva: "Ah, il film brutto di Marlon Brando!".
Era un genere a sé, completamente scollegato da criteri di valutazione umana.
Era semplicemente (!?) Marlon Brando...

Marlon Brando9Bello veramente come un Dio, non ha celato al mondo la Sua decadenza, il Suo disfarsi: come un Ritratto di Dorian Gray, come un Cristo, ha assunto su sé i mali di Hollywood e, con l'Olocausto della Sua bellezza, ne ha mostrato il lato oscuro, marcio, malato, delirante. 
Al di là delle innumerevoli relazioni (tre mogli e un numero imprecisato di amanti e figli) e delle tragedie personali e familiari che lo hanno piegato nel corso della vita (una prima moglie schizofrenica, l'uccisione, da parte del figlio Christian, del compagno della sorellastra Cheyenne e il suicidio della ragazza a soli 25 anni), Brando ha rappresentato un modello per intere generazioni di interpreti, grazie al suo talento infinito e alla sua capacità istintiva di dar corpo e anima a uomini complessi e tormentati.
La sua imponente e magnetica fisicità, unita a una sensibilità non comune, gli permisero infatti di improvvisare e di caratterizzare, anche con un piccolo gesto o movimento, qualsiasi ruolo, indipendentemente dalla fortuna più o meno alterna dei suoi film.
A noi non resta che ripetere l’epifania, riguardandolo nelle sue migliori interpretazioni, che ci fanno capire quanto siamo insignificanti…

Marlon Brando, Jr. nasce a Omaha, in Nebraska, il 3 aprile del 1924, unico figlio maschio di un rappresentante di materiali edili e di un'attrice di filodrammatica.
La madre, alla quale il nostro Marlon è legato in modo morboso, muore nel 1954.
Prima di fare l'attore Marlon tenta la carriera nell'esercito ma viene espulso dall'Accademia militare di Shattuck nel Minnesota. 
Possiede però ben altre doti e, fin da bambino, coltiva una straordinaria abilità nell'assorbire e riprodurre tic e manierismi delle persone che lo circondano. 
Un attore nato. 

Marlon Brando15Cruciale è, quindi, l'incontro con l'Actor's Studio di Lee Strasberg e Stella Adler a New York, nel quale il giovane apprende e fa proprio il metodo di recitazione drammatica sviluppato dal teorico e attore Constantin Stanislavskij.
Un metodo che prevede la totale identificazione con le motivazioni e con le sensazioni del personaggio, attraverso il ricorso dell'attore alla propria memoria emotiva, alle proprie esperienze passate e alle più intime pulsioni.
Tra i suoi compagni di studi ci sono Harry Belafonte, Shelley Winters e Rod Steiger. 
Brando attira l'attenzione degli addetti ai lavori grazie ai saggi degli allievi della Scuola d'arte drammatica e ad alcune interpretazioni a Broadway, come "Candida" di George Bernard Shaw e "Un tram chiamato desiderio" di Tennessee Williams, oggetto anni più tardi del celebre adattamento cinematografico firmato da Elia Kazan e interpretato dallo stesso Brando. 
La prima grande passione dell'attore è infatti il teatro, tanto che pensa a lungo che quello sia il suo futuro, sul palcoscenico, intervallato solo sporadicamente dall'attività cinematografica. 
Dopo il folgorante debutto come paraplegico reduce di guerra in "Uomini" (1950), di Fred Zinnemann, Marlon Brando viene catapultato di diritto tra le stelle di Hollywood proprio grazie al ruolo di Stanley Kowalsky in "Un tram chiamato desiderio" (1951), dove recita al fianco di Vivien Leigh. 
Capace di esprimere volgarità, rudezza e sadismo, ma anche anticonformismo e passionalità, Brando impone lo stile del suo personaggio - jeans e maglietta bianca - al resto del mondo; lo stesso avviene per il giubbotto di pelle de "Il selvaggio" (1954), di Laszlo Benedek, pellicola che definisce il look del perfetto Teddy Boy e contribuirà a diffondere l'immagine di Marlon Brando come simbolo di una generazione insofferente e disillusa. 
La sua interpretazione di Kowalsky gli frutta la prima nomination all'Oscar della sua carriera, seguita negli anni successivi da quella per "Viva Zapata!" (1952), di Elia Kazan, per "Giulio Cesare" (1953), di Joseph L. Mankiewicz, dove gigioneggia nei panni di Marcantonio, e per "Fronte del porto" (1954), sempre di Kazan, per il quale vince l'ambita statuetta come migliore attore protagonista. 
L'amaro personaggio di Terry Malloy in "Fronte del porto", ex pugile fallito il cui fratello fa carriera spalleggiando il boss del sindacato portuale, consacra l'attore come un vero e proprio mito internazionale.
Sul finire degli anni cinquanta e per tutti gli anni sessanta, la carriera di Marlon Brando subisce una decisa flessione: un film come il musical "Bulli e pupe" (1955), di Joseph L. Mankiewicz, è fortemente voluto proprio da Brando per vivere un momento di disimpegno anche sul set.
"La casa da tè alla luna d'agosto" (1956), di D. Mann, "I giovani leoni" (1958), di E. Dmytryk e "Pelle di serpente" (1959), di Sidney Lumet, ancora basato su un dramma di Tennessee Williams e interpretato a fianco della nostra Anna Magnani, al botteghino non vanno affatto bene.
Visto che, per trasporre sullo schermo un romanzo di cui detiene i diritti, non gli vanno troppo a genio né Stanley Kubrick, né Sam Peckinpah (mah...), Brando sperimenta persino in prima persona la sua prima e unica regia sul set del western "I due volti della vendetta" (1960), che affronta con la consueta visione personale e originale ma senza alcun successo commerciale. 

Marlon Brando2Nel film "Gli ammutinati del Bounty" (1962), nel ruolo del leggendario primo ufficiale Fletcher Christian, Brando si dimostra una volta di più interprete dallo stile cupo e istrionico: ma, pur avendo un buon riscontro commerciale, la produzione dà colpa alle intemperanze dell'attore (che percepisce per questo ruolo un cachet stratosferico, circa il triplo di quanto, per esempio, si becca Robert Mitchum) se il film non soddisfa appieno le aspettative. 
La sua fama di interprete difficile e irrequieto si sparge a macchia d'olio, facendo precipitosamente calare le sue quotazioni a Hollywood.
Nessuno vuole più lavorare con Brando: leggendari i suoi litigi sul set di "Quiemada" (1969) col regista Gillo Pontecorvo, che rimane talmente infastidito dall'attore americano da disconoscere la paternità del film! 
La rinascita, negli anni Settanta, coincide con l'inizio della collaborazione artistica con l'allora emergente Francis Ford Coppola.
Il regista rimane folgorato dal provino di Marlon Brando, il quale da solo mette a punto uno speciale trucco per incarnare alla perfezione il personaggio di Don Vito Corleone, il boss della famiglia mafiosa protagonista de "Il padrino" del 1972: capelli tenuti indietro con la brillantina, sfumature di lucido da scarpe su zigomi e fronte, guance imbottite di fazzoletti di carta.
Brando riesce nuovamente a stupire critica e pubblico con la sua performance sublime, che gli consente di guadagnare il secondo Oscar della sua carriera, che peraltro non ritira, mandando al suo posto una giovane attrice Sioux: un atto di protesta contro la politica del governo statunitense nei confronti degli indiani d'America (e gran colpo di teatro del nostro…).
Sempre nel 1972, Brando è protagonista di un altro capolavoro (per quanto pallosissimo) della storia del cinema mondiale, coinvolto in un vortice di scandali e roventi polemiche a causa delle esplicite scene sessuali: "Ultimo tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci, nel quale l'attore interpreta un americano sradicato in Francia, un vedovo di mezza età dalla vita intensa e drammatica che incontra una giovanissima attricetta, interpretata da Maria Schneider (che rimane a lungo traumatizzata dalla parte).

Marlon Brando7È, per Brando, la prova più sentita ed emotiva, dove, rinunciando ad ogni pudore, si mette in gioco completamente, pur di rappresentare al meglio la solitudine e la disperazione del personaggio.
Nello stesso anno recita nell'ottimo thriller "Improvvisamente, un uomo nella notte", di Michael Winner, grazie al quale ottiene una nomination ai premi BAFTA. 
Dopo quattro anni di assenza dallo schermo, nel 1976 Brando interpreta assieme a Jack Nicholson, il film "Missouri", un western un po' sui generis, che si rivela un discreto successo all'estero, ma viene accolto freddamente in patria e ottiene incassi scarsini. 
Del 1979 è la sua magistrale e inquietante apparizione in "Apocalypse Now" (1979), capolavoro di Francis Ford Coppola, nel leggendario ruolo di Kurz (personaggio letterario del "Cuore di tenebra" di Conrad), colonnello che diventa un disertore creando in Cambogia un proprio regno esclusivo. 
Il suo Kurtz non è più un uomo, è la personificazione stessa del male radicale, neutro, della necessità del male nel ciclo naturale. 
L'anno successivo diviene il protagonista del mediocre thriller "La Formula", di John G. Avildsen, ma l'inesorabile declino fisico e attoriale di Brando risulta ormai inarrestabile. 
Ormai si riserva principalmente piccoli "camei" strapagati, come quello di Jor-El, padre di Superman, nell'omonimo film del 1978, diretto da Richard Donner, o per film minori e indegni della sua fama degli anni ottanta e novanta, come "Il Boss e la matricola" (1990), di Andrew Bergman e "L'isola perduta" (1997), di John Frankenheimer, il terzo adattamento cinematografico tratto dal romanzo fantascientifico "L'isola del dottor Moreau" di Herbert George Wells del 1895. 
A seguito del suicidio della figlia Cheyenne del 1995, Brando si lascia completamente andare, arrivando a pesare qualcosa come 160 Kg: i giornali scandalistici fanno a gara nel pubblicare le sue foto più recenti, mettendolo spietatamente a confronto con le immagini dei tempi d'oro.
Non che al nostro Brando gliene freghi qualcosa. 
Negli ultimi anni strinse un forte legame di amicizia col nuovo "ribelle" della scena hollywoodiana, Johnny Depp: conosciuto sul set di "Don Juan De Marco maestro d'amore" (1995), di Jeremy Leven, Brando accetta poi di partecipare (dietro però a un lautissimo compenso), alla prima fatica da regista del giovane attore, "Il Coraggioso" (1997), una visionaria e, a suo modo, interessante (anche se un po' pretenziosa) pellicola incentrata sul mondo degli "snuff movie", dove i protagonisti sono torturati e uccisi davanti alla macchina da presa. 

Marlon Brando6La sua ultima interpretazione è nell'heist movie "The Score" (2001), di Frank Oz, al fianco di Robert De Niro e Edward Norton. 
Il grande attore si spegne a Los Angeles il 2 luglio 2004, per alcune complicazioni legate ad un enfisema polmonare. 
Il cielo si è oscurato, il tempo si è fermato e le maree hanno cessato di fluire…
Succede così quando muore un Dio!
Onore e preci a Marlon Brando!

"Noi addestriamo dei giovani a scaricare Napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere "cazzo" sui loro aerei perché è osceno."
Colonnello Kurtz/Marlon Brando - Apocalypse Now




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