Finalmente! Dopo una lunga, misteriosa latitanza, ritornano dal vivo i letali MUTZHI MAMBO! E che giorno scelgono per TORNARE DAL VIVO? Ma il GIORNO DEI MORTI, come potrebbe essere altrimenti! E ci...

Orgogliosissimi di essere stati nominati in questo benemerito programma! Siamo infatti stati citati, col nostro nuovo album IL MALE È DENTRO, in WONDERLAND, un programma televisivo, in onda su Rai 4...

UN ALTRO GIORNO ALMENO, il primo video tratto dall'album "Il Male è Dentro" è su YouTube! È giusto ammazzare in nome di Dio (o come vi piaccia chiamarlo)? Una domanda quanto mai attuale, cari amici...

È noto che i fiori che nascono dal fango sono sicuramente i più belli e spettacolari.
Nel soffocante umido delle foreste vengono su le orchidee, negli stagni limacciosi nascono le ninfee e i loti, che da sempre continuano ad ispirare poeti, filosofi, santoni e pittori.
Sarà per la merda e la putrefazione che concimano bene…
Ma quale più bel fiore del blues del meraviglioso MUDDY WATERS, che l’acqua fangosa la portava nel nome stesso?
Muddy Waters è senza dubbio una delle più grandi icone del blues, è perfino banale notarlo.
Però non solo: era molto molto di più!
È stato l’inventore del rock.
Non del rock’n’roll, cari amici dei Mutzhi Mambo, quello di padri ne ha già fin troppi: parliamo del rock – rock, quello che sfocerà nel hard rock prima e nel metal poi.
Coi suoi riff potenti, ruvidi, cadenzati, rocciosi appunto, ha aperto la strada alla concezione della musica come esibizione di muscolarità e potenza.

Muddy Waters2
Intendiamoci, la produzione di Waters è assolutamente e completamente blues, ma e stato protagonista e promotore di quel blues elettrificato ed energico che appassionerà i giovanotti bianchi inglesi e che darà la stura alla British Invasion, l’ondata di gruppi Beat e garage che a loro volta codificheranno i canoni del rock a venire.
Non a caso i Rolling Stones hanno ripreso il loro nome da un verso di una sua canzone.
Waters aveva prima di tutto una gran voce: il suo ritmo, il suo timbro e la sua intonazione perfetta, il suo controllo e la sua grande versatilità di suoni, dal falsetto alle urla più gutturali, ne certificano l’assoluta eccezionalità. 
Non si può proprio dire però che Waters cantasse: più che altro urlava e per il resto borbottava parole incomprensibili. 
Il suo grezzo modo di esprimersi era la sintesi della cultura contadina e operaia da bar: a questo punto anche la melodia e l’armonia divenivano nelle sue performance fatti trascurabili.
Quel che conta davvero sono le emozioni scaraventate sul pubblico. 
E per essere ancora più efficace, Waters adottò una metrica più libera, in funzione del suo umore e dell' estro degli accompagnatori (sempre di elevato livello), con maggiore enfasi sull'improvvisazione.
Waters ha avuto il merito di assorbire e metabolizzare le influenze del blues rurale proveniente dal profondo sud per trasferirle nelle realtà urbane.
Ma non rinnegherà mai le sue origini (anche come stile di vita) anzi, la “terra”, le tradizioni del suo Sud, saranno sempre al centro della sua poetica.

Waters cambierà anche e soprattutto l'immagine del bluesman: con lui il menestrello solitario si trasformerà definitivamente in uno showman e band-leader. 
Se anche non avesse mai toccato una sei corde, lo ricorderemmo ugualmente come un cantante immenso; però, probabilmente, cantava così bene proprio “perché” suonava contemporaneamente la chitarra.
Oltretutto anche come chitarrista era eccezionale, soprattutto con la slide: il suo stile, così emozionale, sarà assolutamente seminale e imitatissimo.
Per Muddy il blues era davvero una forma d’arte specifica: ognuna delle sue canzoni, sia quelle ideate di suo pugno che quelle che gli scriveva Willie Dixon, avevano un significato preciso, erano un tassello di una storia più grande: la storia del blues, anzi dell’uomo-blues.
È stato probabilmente l’artista più importante ad emergere nel blues americano del dopoguerra e il leader di una delle band più forti del genere, vero banco di prova per diversi musicisti leggendari.
Non è stato il “padre” del blues elettrico, come viene a volte indicato, né del Chicago blues, me è indubbio che, iniettandola di feroce energia elettrica, ha traghettato fuori dai juke joint la musica folk delle campagne per farla approdare nelle arene e negli stadi, definendo gli stilemi che domineranno le scene negli anni '50, '60 e '70 (anche se di questa trasformazione in senso “pop” del blues, lui, in vita non raccoglierà che delle tarde briciole…).
Nulla infatti poteva essere paragonato alla deragliante potenza sonica delle sue esibizioni durante gli anni ’50: la gente si rifugiava nei bagni, fuggiva inorridita, chiedeva il rimborso del biglietto!
Roba che ora nemmeno a un concerto Death metal!
Davvero, non è un’esagerazione: la profondità dell'influenza di Waters sul rock e sul blues è praticamente incalcolabile…

McKinley Morganfield (così all’anagrafe) nasce a Rolling Fork, nel Mississippi, il 4 aprile del 1913.

Muddy Waters11Gli storici ancora discutono su alcuni dettagli della sua nascita; mentre lui dichiarerà spesso ai giornalisti che era nato nel 1915, i ricercatori hanno scoperto documenti, sia del censimento che personali, che attestano la sua venuta al mondo nel 1913 o 1914, e altri hanno individuato il luogo di nascita in Jug's Corner, una città nella contea di Issaquena del Mississippi. 
Quel che è certo è che la madre di Morganfield muore quando il piccolo ha solo tre anni, e da quel momento verrà cresciuto nella piantagione di Stovall a Clarksdale, sempre nel Mississippi, da sua nonna, Della Grant. 
Già quando inizia a gattonare, McKinley ama giocare nel fango e mangiarlo: da qui il suo soprannome, “Muddy”.
Adora inoltre toccare qualsiasi cosa emetta un suono: in particolare gli piace sbattere una bacchetta per terra mentre canticchia. 
Il nome d’arte Waters lo aggiungerà più tardi. 
Il sud rurale negli anni '20 e '30, è un vero focolaio per il blues e il giovane Muddy si lascia incantare dalla musica del diavolo quando scopre che un vicino possiede un fonografo e alcuni preziosi 78 giri di artisti come Blind Lemon Jefferson, Lonnie Johnson e Tampa Red.
Mentre sui spacca la schiena nelle piantagioni, il nostro si impratichisce sempre più profondamente nel blues, iniziando con l’armonica; si esibisce anche a livello locale nelle feste e nei locali dove vendono pesce fritto, già a 13 anni, a volte accompagnando il chitarrista Scott Bohanner, che in quel periodo vive e lavora a Stovall. 
Nei suoi primi anni dell'adolescenza, Muddy viene introdotto al sound degli artisti blues del Delta contemporanei, come Son House, Robert Johnson e Charley Patton; la loro musica convince Waters a cambiare strumento, e finalmente, a 17 anni, si compra una chitarra imparando a suonarla in stile bottleneck.
Nel giro di qualche anno, già lo troviamo ad esibirsi da solo o con un gruppo musicale locale, il Son Simms Four, capitanato dal chitarrista e violinista Son Simms.
Apre anche un suo juke joint, a Stovall, dove mezzadri e braccianti possono ascoltare musica, farsi uno snack, ubriacarsi di whisky fatto in casa e giocare d'azzardo. 
Si sposa con Geneva Wade (una cugina del bluesman RL Burnside) a Lexington, nel Mississippi, nel 1940. 
Il matrimonio durerà fino alla morte di lei (che avverrà nel 1973) e darà a Waters i figli Larry "Mud" Morganfield e Big Bill Morganfield, futuri cantanti e musicisti blues (anche il minore Joseph "Mojo" Morganfield, inizierà a esibirsi, occasionalmente anche con i suoi fratelli). 
Intanto Waters diviene un appuntamento fisso nei locali lungo il Mississippi, esibendosi con artisti del calibro di Big Joe Williams e Robert Nighthawk, e, alla fine dell'estate del 1941, gli etnologi musicali Alan Lomax e John Work III arrivano dalle sue parti con un registratore portatile, desiderosi di fissare lo straordinario patrimonio blues locale per la Library of Congress: pare che sperassero di incontrare Robert Johnson in persona, ma scoprono che era morto tre anni prima.
Lomax e Work rimangono fortemente impressionati dal modo di suonare e cantare di Waters e registrano diversi suoi pezzi mentre si esibisce nel suo juke joint; due delle canzoni verranno pubblicate come 78 giri, che faranno guadagnare a Waters ben due copie del singolo e addirittura 20 dollari che gli consegna personalmente il buon Lomax, che però lo incoraggia a prendere seriamente in considerazione una carriera professionale.
Nel luglio 1943, Lomax torna a registrare altro materiale con Waters; queste prime session con Lomax verranno raccolte nell'album “Down On Stovall's Plantation”, uscito solo nel 1966, e poi ristampate integralmente nel 1994 in “The Complete Plantation Recordings”.

Muddy Waters7
Nel 1943, Waters decide di alzare il tiro e trasferirsi a Chicago, nell'Illinois, nella speranza di guadagnarsi da vivere con la sua musica; si era già trasferito a St. Louis per un periodo nel 1940, ma aveva combinato niente.
Per campare di giorno guida il camion e lavora in uno stabilimento di carta, mentre di notte stenta a farsi un nome nelle varie feste casalinghe in cui si ritrova a suonare per due spicci.
Per fortuna conosce il grande Big Bill Broonzy che lo aiuta a organizzare concerti migliori: inoltre da poco Muddy aveva adottato la chitarra elettrica, espediente che gli permette di essere ascoltato anche nei club più affollati e rumorosi.
Nel 1946, la Okeh Records si interessa al nostro e se lo porta in studio per registrare; però alla fine sceglieranno di non pubblicare i pezzi.
Una session dello stesso anno per la 20th Century Records porta alla pubblicazione di un solo brano come lato B di un singolo di James "Sweet Lucy" Carter; gli andrà meglio con la Aristocrat Records, un'etichetta con sede a Chicago fondata dai fratelli Leonard e Phil Chess. 
I Chess Brothers iniziano a registrare Waters nel 1947, ma mentre alcune delle prime parti incise insieme a Sunnyland Slim non riescono ad impressionare i produttori, il suo secondo singolo per Aristocrat come headliner, "I Can not Be Satisfied/(I Feel Like) Goin’Home", diverrà un discreto successo che lancerà Waters come una star sulla scena blues di Chicago.
Inizialmente, i Chess Brothers registrano Waters con musicisti locali di fiducia (tra cui Earnest "Big" Crawford e Alex Atkins), ma per il suonare dal vivo, Waters recluta una band di tutto rispetto che comprende l'armonicista Little Walter, Jimmy Rogers alla chitarra e Baby Face Leroy Foster alla batteria (poi sostituito da Elgin Evans).
Piano piano, Muddy e il suo gruppo si guadagnano la reputazione di essere la più potente band blues della città, grazie alla voce appassionata di Waters, agli intrecci delle due chitarre e alla vigorosa sezione ritmica.
Agli inizi degli anni '50, i Chess Brothers (che avevano cambiato il nome della loro etichetta da Aristocrat a Chess Records nel 1950) iniziano ad usare il gruppo di Waters anche per le registrazioni in studio, e soprattutto Little Walter diverrà uno dei musicisti preferiti dai blues fan e un superbo biglietto da visita per Waters. 
Il fantastico pianista Otis Spann si unisce al gruppo nel 1953, e diventerà uno dei pilastri della band fino agli anni '60, specie dopo la partenza di Little Walter e Jimmy Rogers, usciti dal combo per dedicarsi alla carriera solista. 
Negli anni '50, Waters pubblica alcuni dei pezzi più potenti e influenti della storia del blues elettrico, ottenendo successi con "Rollin 'e Tumblin", "I'm Ready", "I'm Your Hoochie Coochie Man" , "Mannish Boy", “Forty Days & Forty Nights”, "Trouble No More", "Got My Mojo Working" e "I Just Want To Make Love to You", classici spesso scritti da Willie Dixon, che lo rendono una presenza fissa nelle classifiche R & B.
Ma alla fine del decennio, mentre Waters è ancora all’apice della carriera, le vendite iniziano ad andare in crisi. 
Al Jazz Festival di Newport del 1960, Muddy si esibisce in una storica performance che verrà registrata e pubblicata in un LP dal titolo “At Newp e, fra il ’62 e il ’64, ci regalerà ancora altre gemme come “You Shook Me” (col formidabile Earl Hooker alla slide), “You Need Love”, “The Same Thing”, ma ormai l'ascesa del rock’n’roll aveva allontanato i riflettori dal blues più tradizionale in favore di cantanti più giovani e agitati.
Ironia della sorte, Waters aveva pure suonato in alcuni dei primi show "Moondog" di Alan Freed (le famose serate organizzate dal noto DJ con vari gruppi o solisti che lanceranno definitivamente il rock’n’roll), praticamente scavandosi da solo la fossa!
Anche il primo tour del nostro in Inghilterra, nel 1958, era stato mal recepito da molti fan del blues del Regno Unito, che si aspettavano un set acustico e rimangono invece esterrefatti dalla impressionante ferocia della chitarra elettrica di Waters. 
Sarà comunque una tournée epocale, per alcuni il vero punto di partenza del rock: senza questi concerti infatti, scordatevi gli Stones, gli Yardbyrds o i Cream…
Muddy però lì per lì si adegua e ritorna a suonare musica più acustica, più tradizionale, seguendo la moda del revival folk, pubblicando anche un album intitolato “Muddy Waters: Folk Singer” nel 1964, con un ancora sconosciuto Buddy Guy alla chitarra. 

Muddy Waters1
Ma i fan del blues britannico presto riaccenderanno l'interesse per il Waters più elettrico (e anche più interessante…): grazie all’ascesa della British Invasion, un certo numero di discepoli inglesi di Waters diverranno star internazionali.
Si parla di gente come Eric Clapton, John Mayall, Alexis Korner e, naturalmente, un gruppo di giovani scalmanati capitanati da un certo Brian Jones che sceglierà per la sua band il nome "Rolling Stones", proprio ispirandosi ad un pezzo del nostro.
Fra il 1966 e il 1967 collabora con Big Mama Thornton, John Lee Hooker, Bo Diddley, Little Walter e il suo eterno “rivale” Howlin' Wolf, registrando con loro alcuni album, fra cui il famoso “The Super Super Blues Band”, con Bo Diddley e Howlin' Wolf, uscito nel 1968.
Mentre Waters è ancora in sella ad una formidabile band che ora comprende Pinetop Perkins al pianoforte e James Cotton all’armonica, la Chess Records si muove maggiormente verso il mercato rock, soul e R&B, ma desidera spingere anche il suo vecchio cavallo di battaglia verso i nuovi fan del rock bianco.
Questo tentativo di svecchiare (e soprattutto di dis-etnicizzare) il pubblico di Waters produrrà uno dei dischi più controversi della storia della musica del ‘900: il famigerato “Electric Mud”, in cui Waters viene accompagnato da una rock band psichedelica (con i chitarristi Pete Cosey e Phil Upchurch) in lunghe jam acide e ipnotiche.
Per i puristi un abominio, per alcuni una curiosità “bizzarre”, per altri un capolavoro.
Noi stiamo decisamente nel terzo gruppo…
Pur dichiarandosi schifato del risultato, sei mesi dopo Waters ci riprova registrando, “After the Rain”, con un suono simile e con molti degli stessi musicisti. 
“Fathers and Sons” del 1969 sarà ancora una variazione su questo tema ma molto meno spinta, con Waters che suona accanto a rockers blues bianchi ma più rispettosi del suo sound come Mike Bloomfield e Paul Butterfield; l’album “The London Muddy Waters Sessions” del 1971 è ancora più “tradizionale”, nonostante il grintoso lavoro di chitarra di Rory Gallagher, e i contributi di Steve Winwood, Rick Grech, Mitch Mitchell e Georgie Fame.
Curiosamente, mentre la Chess Records aveva aiutato Waters a realizzare alcuni dei migliori album degli anni '50 e '60, sarà la scomparsa dell'etichetta che lo porterà alla sua rinascita creativa.
Nel 1969, i fratelli Chess vendono l'etichetta alla General Recorded Tape, cosa che accelererà il suo lungo e inesorabile declino commerciale, fino ad arrivare alla chiusura nel 1975. 
L’ultimo album del nostro per questa storica etichetta e “The Woodstock Album” del 1975.
Waters diventerà in seguito capofila dei numerosi artisti della Chess che faranno causa all'etichetta per le royalties non pagate per anni.
Il noto chitarrista rock blues Johnny Winter, fan di lunga data di Waters, sentendo che il suo “maestro” è senza uno straccio di contratto discografico, lo aiuta a firmare con la Blue Sky Records, un'etichetta distribuita CBS che diventerà la sua etichetta.
Winter stesso produce le session della prima registrazione per la Blue Sky di Waters, eseguita con una band di tutto rispetto, composta da membri del gruppo musicale di Waters (inclusi Bob Margolin e Willie "Big Eyes" Smith) insieme a James Cotton all’armonica e Pinetop Perkins al pianoforte. 
“Hard Again” del 1977 sarà un vero trionfo: suona crudo e potente come le migliori registrazioni per la Chess di Waters, con un paio di decenni di esperienza in più alle spalle.
Il disco gli fa vincere un Grammy ed è giustamente considerato uno dei migliori album mai realizzati da Waters, riuscendo a rinnovare l’interesse per la sua musica anche presso le nuove, più scafate generazioni.
Waters offre poi una straordinaria performance quando appare al celebre concerto di addio del gruppo flolk-rock The Band, il “Thanksgiving”, nel 1976, su invito di Levon Helm, che l’anno prima aveva contribuito a produrre “The Muddy Waters Woodstock Album”. 
Muddy si produce in una straordinaria performance di "Mannish Boy" che diventerà uno dei momenti salienti del documentario sull’evento girato da di Martin Scorsese e uscito nel 1978, “The Last Waltz”.
Tra “Hard Again” e “The Last Waltz”, rifiorisce la carriera di Waters che si ritrova, come mai prima di allora, in tour con grandi folle entusiaste, condividendo palchi con artisti del calibro di Eric Clapton e Rolling Stones e pubblicando altri due apprezzatissim album sempre con Winter come produttore, “I'm Ready” del 1978 e “King Bee” del 1981, oltre a un bel live del 1979, “Muddy "Mississippi" Waters Live” che ben testimonia lo stato di grazia di lui e la band. 
In Florida incontra pure la sua seconda moglie, la giovanissima 19enne Marva Jean Brooks, che il nostro soprannomina "Sunshine". 
Eric Clapton sarà il testimone del loro matrimonio, avvenuto nel 1979. 
La salute di Waters inizia però a venir meno nel 1982: la sua ultima apparizione live è dell’'autunno di quell'anno, quando canta alcune canzoni durante uno show di Eric Clapton in Florida. 
Waters muore silenziosamente nel sonno per una insufficienza cardiaca legata al cancro, nella sua casa a Westmont, Illinois, il 30 aprile del 1983. 
Da allora, sia Chicago che Westmont intitoleranno strade in suo onore, apparirà su un francobollo, e una targa commemorativa viene posta sul sito dove si trovava la sua casa d'infanzia a Clarksdale.
La “pietra rotolante” alla fine si è dovuta fermare…
Anche noi, purtroppo, si continua a rotolare: speriamo di non finire troppo in basso!
Onore a Muddy Waters!

“Oh, yeah
Oh, yeah
Everything gonna be alright this mornin'
Now, when I was a young boy
At the age of five
My mother said I was gonna be
The greatest man alive
But now I'm a man
I'm age twenty-one
I want you to believe me, honey
We having lots of fun
I'm a man (yeah)
I spell M
A, child
N
That represent man
No B
O, child
Y
That spell mannish boy
I'm a man
I'm a full-grown man
I'm a man
I'm a rollin' stone
I'm a man
I'm a hoochie-coochie man…”
Muddy Waters – Mannish Boy




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