Tremate, tremate! Le streghe son tornate!
Perché oggi, cari amici dei Mutzhi Mambo, si festeggia l’anniversario della scomparsa di Sua Oscurità BENJAMIN CHRISTENSEN, uno dei più grandi pionieri del cinema horror!
Anzi del cinema in generale!
Benjamin Christensen è l’autore di uno dei film più terrorizzanti e allucinanti mai realizzati: “La Stregoneria attraverso i secoli”, uno dei più inquietanti “classici” della storia del cinema.
Christensen è stato protagonista di una carriera che rimane tra le più curiose e inclassificabili della filmografia scandinava, già di per sé ricca di autori cupi e angoscianti.
Vero sperimentatore estremo delle possibilità offerte dall’ancora acerbo mezzo cinematografico, il nostro sviluppò la tecnica al fine di impressionare maggiormente il pubblico.
Già anticipatore del linguaggio noir con i suoi pionieristici polizieschi dalle atmosfere sinistre, Christensen raggiunse l’apice della sua carriera con “Häxan” (1922), da noi tradotto appunto come “La Stregoneria attraverso I secoli”, una sorta di inventario di superstizioni medievali sotto forma di documentario romanzato.
Avvalendosi di tutti i trucchi possibili e infilando una scena truce dopo l'altra, Christensen ottenne risultati più vicini alla pittura fantastica e allucinata di Goya e a quella grottesca e visionaria di Bruegel e Bosch che al cinema espressionista coevo.
Panoramica priva di trama della storia della stregoneria, “Häxan” è un vero tour de force visivo che utilizza la nudità, il sangue e il puro shock a un livello che rimane incredibile per un film muto; Satana, impersonato dal regista stesso, che fa l'amore con una strega, la tortura di una innocente e il sabba infernale, costituiscono scene assolutamente sconvolgenti che per l’epoca erano al limite della pornografia.
Accostato al suo più famoso conterraneo Carl Dreyer, il nostro era però meno “drammatico”, meno “profondo” e meno pervaso dalle lacerazioni morali e dalle visioni apocalittiche tipiche del severo protestantesimo nordico, che invece caratterizzano l’autore di “Giovanna D’Arco” e “Dies Irae”.
Pur nella truce messa in scena dei suoi sabba (a cui Dreyer guarderà sicuramente), Christensen è in fondo più ironico, sarcastico, carnevalesco.
Peccato che molti dei suoi film siano andati perduti, ma pare proprio che, dopo aver girato il suo capolavoro, la sua produzione non si sia confermata all’altezza.
Certo, non è da tutti riuscire a realizzare un film come “Häxan”!
Figuriamoci bissarlo...
Benjamin Christensen nasce a Viborg, in Danimarca, il 28 settembre del 1879.
Figlio di un negoziante di tessuti, è il più giovane di dodici fratelli.
Inizia gli studi di medicina all'università di Copenaghen, ma li interrompe nel 1901 per dedicarsi allo studio del canto lirico, la sua grande passione.
Purtroppo perde la voce due anni dopo a causa di disturbi di origine nervosa, ed è costretto a passare al teatro di prosa, dove tra il 1904 e il 1907 lavora come attore e regista; a partire dal 1906 interpreta anche delle piccole parti in alcuni film.
Lasciato il teatro, dopo aver lavorato per un periodo come commerciante di vini, si dedica interamente all'attività cinematografica.
È per breve tempo soggettista per August Blom, uno dei maggiori registi dell'epoca, e ottiene la prima parte di rilievo come attore in “La cintura del destino” (1911), di Sven Rindom.
Due anni dopo gli viene affidata la regia de “Il misterioso X”, un film di spionaggio, antesignano dei futuri 007, prodotto dalla Dansk Biografkompagni.
Grazie alla fenomenale e innovativa regia, la pellicola è un grande successo internazionale, che permette al nostro Benjamin di abbandonare il lavoro come attore per film di altri registi, e di diventare addirittura il presidente della società di produzione.
Nel 1915 dirige “Notte di vendetta”, un melodramma sociale a forti tinte che rappresenterà la più costosa produzione danese di quel periodo.
Nonostante la trama un po’scontata e inverosimile, lo stile di Christensen viene apprezzato in tutto il mondo, e in particolare negli Stati Uniti.
In quello stesso anno inizia le riprese de “L'uomo senza volto”, che non verrà mai portato a termine, a causa della grave crisi produttiva che dal 1916 colpisce il cinema danese.
Trasferitosi in Svezia, dal 1918 al 1921, si mette a studiare la storia della negromanzia mentre lavora al suo progetto più ambizioso, “Häxan”.
Benché girato in Danimarca, con un cast e una troupe locali (compresi attori professionisti tra cui la splendida Tora Teje, e orrende vecchiacce reclutate in un ospizio di Copenaghen), il film viene prodotto dalla Svensk Filmindustri.
Avrebbe dovuto essere la prima parte di una trilogia, da completare con un lungometraggio sui santi e uno sugli spiriti, ma il progetto non andrà mai in porto.
Vasto affresco sulla stregoneria medioevale e sulle sue cause psicologiche (viste, in chiave positivistica, alla luce delle moderne teorie sull'isteria), è improntato a un'aspra critica contro le superstizioni di ogni genere ed epoca.
Quando esce suscita un enorme scandalo per le scene di nudo e di tortura (che causeranno tagli o proibizioni in diversi Paesi), ma anche grande ammirazione per le indimenticabili immagini, dovute soprattutto all'uso della luce, cui diede un geniale contributo l'operatore Johan Ankerstjerne.
Alternando sequenze di taglio documentaristico e ricostruzioni in studio, in un costante equilibrio tra realismo e invenzione fantastica, “Häxan” attinge a piene mani dalla tradizione figurativa fiamminga (e in particolare all'opera di H. Bosch).
Pur rivelandosi un sostanziale insuccesso commerciale, il film procura a Christensen una notevole fama, tanto che nel 1923 viene chiamato in Germania dalla casa di produzione Decla-Bioskop.
Qui, oltre a interpretare la parte del protagonista in “Desiderio del cuore” (1924), di Carl Theodor Dreyer, dirige nel 1923 due film, “Unter Juden” e “La moglie sconosciuta”.
Ma nel 1925 la casa di produzione, coinvolta nella grave crisi economica e finanziaria che aveva colpito la Germania, sospende la lavorazione del film che Christensen sta girando, “Die Frau mit dem schlechten Ruf”, con protagonista Lionel Barrymore.
Nel 1926 il regista decide perciò di trasferirsi negli Stati Uniti dove, modificato in Christianson il suo cognome, viene assunto dalla Metro Goldwin Mayer e gira due commedie sentimentali, “The devil's circus” (1926) e “Mockery” (1927), che sarà un totale insuccesso di critica, nonostante la presenza nel cast del leggendario Lon Chaney.
Una volta passato alla First National, cambia radicalmente genere, tornando al l’horror, a lui più congeniale.
La casa gli produce nel 1928 “The hawk's nest” e The haunted house (le cui sinistre atmosfere, create con i chiaroscuri, derivano direttamente da “Notte di Veetta”), e nel 1929 “The house of horror” e “Sette passi verso Satana”, considerato il miglior film del suo periodo americano: tutti thriller di grande impatto emotivo (anche se talvolta non privi di venature ironiche), antesignani del genere horror.
L'anno successivo però, scoraggiato dai problemi economici insorti con la produzione e preoccupato dall'avvento del sonoro, decide di rientrare in patria.
Ingaggiato dalla Nordisk Films Kompagni, dopo un lungo periodo di inattività, torna dietro alla macchina da presa per realizzare i drammatici “I Figli del divorzio” (1939) e “Il Bambino” (1940), pellicole impegnate sui temi del divorzio e dell'aborto illegale, che avranno un discreto successo di pubblico, nonostante le difficoltà incontrate con la censura.
Molto più fredda sarà invece l'accoglienza ricevuta dal melodramma sentimentale sugli adolescenti “Vieni a casa con me” (1941) e dal poliziesco “La signora con i guanti chiari” (1943), entrambi sonori insuccessi al botteghino.
Il nostro viene così costretto al ritiro e, a partire dal 1944 fino alla morte, farà il direttore di una piccola sala cinematografica della periferia di Copenaghen, il “Rio Bio”.
Completamente dimenticato, questo grande Maestro ci lascia il 2 aprile del 1959.
Un altro esempio lampante che il detto biblico, “beati gli ultimi che saranno i primi”, dice la verità, soprattutto se inteso al contrario: “dannati i primi, che saranno gli ultimi”!
Onore a Benjamin Christensen!
Come citazione di oggi niente di più adatto che “La Strega” cantata dai mitici Sonics:
“Say there's a girl
Who's new in town
Well, you better watch out now
Or she´ll put you down
'Cause she's an evil chick
Say she's the witch.
She got a long black hair
And a big black car
I know what you're thinking
But you won't get far
She gonna make you itch
'Cause she's the witch.
Well, she walks around late at night
Among startled people sleepin' tight
If you hear her knocking on your door
You better sneakin´away…”
The Sonics – The Witch